CHIARA MARABELLI

Chiara Marabelli

Il segreto della felicità

Che cosa rende la nostra vita migliore? Che cosa ci rende veramente felici?

Il tema del benessere psicologico è così importante che l’Università di Harvard, qualche anno fa, ha attivato un corso speciale per i suoi studenti (denominato “The Science of Well Being”) con l’obiettivo di informarli meglio su ciò che ha scoperto la scienza in merito a questo argomento e per proporre loro attività che potessero aumentarne il benessere.
Il corso tenuto dalla prof.ssa Laurie Santos è stato reso disponibile gratuitamente anche on line, e ha avuto un boom di iscrizioni durante il periodo iniziale della recente pandemia.

La domanda su cosa ci renda veramente felici è quindi qualcosa che interessa a molto, su cui anche i ricercatori (oltre che filosofi, pensatori, scrittori…) si sono a lungo soffermati.
E cosa è stato scoperto dalle scienze psico-sociali? Beh, prima di tutto che ciò che pensiamo che ci renda felici, non è esattamente ciò che IN REALTÀ ci rende felici. Ossia che c’è una grande differenza tra ciò che noi immaginiamo, cioè la nostra percezione, e ciò che effettivamente ha il potere di renderci contenti.

Quali sono, prima di tutto, le ipotesi delle persone rispetto a ciò che ci renderebbe felici? e perché sono fortemente sbagliate? Passiamole brevemente in rassegna:

Soldi, soldi e ancora soldi.

Sono in molti a sovrastimare l’importanza della ricchezza e del guadagnare sempre di più nel renderci delle persone appagate. Un recente studio condotto sui millennial (ossia le persone nate fra gli anni ‘80 e ‘90) ha messo in luce come l’80% del campione pensasse che guadagnare molti soldi fosse l’obiettivo più importante della vita. Negli anni ’60, le matricole dell’Università di Harvard ritenevano invece che una delle cose più importanti fosse avere una propria filosofia di vita. Solo il 40% riteneva che fosse centrale il benessere economico. Nel 2005, invece, questa percentuale era salita fino al 71%.
Ma i soldi rendono felici? La risposta è no, almeno nei paesi in cui la povertà non è una piaga. Secondo gli studi del premio Nobel Daniel Kahneman, il benessere emotivo effettivamente sale insieme ai guadagni, fino però ad arrivare a una certa cifra (che per gli americani di qualche anno fa era stimata intorno ai 75.000 dollari annui). Superata questa, si mantiene costante e non sale più. Ciò significa che guadagnare 60.000 o 6.000.000 di euro l’anno non fa affatto la differenza in termini di felicità. La cosa interessante, però, è che le persone valutano meglio la propria vita se sono ricche, anche se poi non è vero che si sentono bene. Commettono quindi un importante errore di valutazione nel sovrastimare il valore dei soldi: tanti soldi non fanno la felicità, ma forse portano a pensare che si deve per forza avere una vita felice dato che si sta economicamente bene…

Comprare oggetti.

Anche in questo caso commettiamo spesso un errore di valutazione, ossia pensiamo che l’acquisto ci renda felici, ma in verità questo non succede. Per lo meno non sul lungo periodo. Secondo gli studi, chi da giovane era molto materialista sta perfino peggio in termini di salute mentale rispetto a chi invece non si era dimostrato materialista quando era ragazzo. Comprare cose ci fa stare addirittura peggio? È più probabile, in verità, che chi è molto materialista già si senta un po’ meno bene degli altri. Ma sicuramente comprare cose non ci rende più felici.

L’amore.

Trovare l’amore, “la persona giusta”, è veramente fonte di felicità? Sì e no. Gli studi condotti su chi si sposa ci dicono che durante i primi 2 anni di matrimonio effettivamente i livelli di felicità sono più elevati. Poi però tornano  su livelli “normali”. Quindi, anche questo elemento non è la chiave di tutto, almeno non per sempre. Bisogna lavorarci un po’ su, e più a lungo.

Essere belli e piacere agli altri.

Avere un corpo e un viso perfetti è il desiderio di molte persone. Gli studi effettuati su soggetti che perdono peso o che vanno incontro a interventi di chirurgia plastica, però, ci dicono che a distanza di tempo non sono più felici di prima. Chi si sottopone a interventi di chirurgia plastica, addirittura, era più triste prima, e rimane triste dopo.

Prendere bei voti.

Questo aspetto riguarda chi è ancora studente, ed è stato messo in luce come il successo scolastico o accademico renda un po’ felici, ma non così tanto come pensiamo, e non per molto tempo. Insomma neanche qui ci siamo.


E quindi? Cosa funziona veramente per essere felici?
Perché la nostra percezione di felicità e benessere è inferiore rispetto a chi viveva negli anni ‘40, epoca in cui si poteva certamente contare su meno agi, possibilità e confort? Perché siamo più depressi di chi, ad esempio, poteva solo sognare di poter avere delle scarpe di cuoio e non di cartone pressato?

Per cercare di rispondere a queste domande, l’Università di Harvard ha seguito, attraverso uno studio longitudinale (il più lungo mai condotto), un gruppo di persone per ben 75 anni, a partire dalla fine degli anni ‘30, studiando ogni anno il livello del loro benessere. Il prof. Waldinger ha finalmente presentato i risultati di questo studio nel 2015. Ebbene, è emerso ciò che a prima vista potrà sembrare una banalità, ma che forse non lo è affatto.

Prima di tutto, si è reso evidente che le relazioni sociali positive, intrattenute con amici, famiglia e comunità, rendono sani: si è più felici, si vive più a lungo, ci si ammala di meno, e quando si tratta di invecchiare, il cervello invecchia meglio. Ciò che importa a livello di benessere, però, non sembra essere il numero delle relazioni intrattenute, né necessariamente la loro durata, bensì la loro profondità, ossia il livello di intimità e connessione che si riesce a intrattenere all’interno dei propri rapporti sociali.

Insomma, non contano il numero dei like o dei cuoricini sui social network per renderci felici, ma quanto effettivamente si è amici degli altri. Su quali persone possiamo veramente contare nella vita? Da chi ci sentiamo veramente capiti? Abbiamo qualcuno con cui amiamo trascorrere il nostro tempo libero e con cui vorremmo invecchiare?
Un altro importante tema che è emerso, e che in questi tempi di lockdown a causa del Covid-19 abbiamo purtroppo potuto toccare con mano, è che la solitudine non fa affatto bene. Si è meno felici, la salute inizia a peggiorare prima della mezza età, si vive di meno, e il cervello invecchia prima.

Una vita piena di relazioni sociali soddisfacenti, invece, fa affrontare meglio gli anni della vecchiaia. Non vuol dire di certo che tutto sia sempre rose e fiori, ma ad esempio si vive meglio il dolore di eventuali malattie, e questo quindi va a incidere di meno sul tono dell’umore.
Stati emotivi, percezione del benessere e salute fisica, quindi, sono variabili fortemente connesse tra loro.

Alla luce di quanto scritto, viene seriamente da domandarsi come mai allora ci focalizziamo così tanto sui beni materiali e sull’apparire cercando di essere felici, se poi in verità il “segreto” per stare bene risiede altrove.
La risposta sta forse nel modo di funzionare della mente umana, che tende sempre un po’ a risparmiare le energie, a cercare di raggiungere velocemente il risultato per consumare meno forze e tempo possibili.

Perché la questione sta un po’ qui: costruire relazioni è faticoso perché richiede tempo, fatica e un grande investimento emotivo. E poi i rapporti interpersonali sono spesso difficili, complicati, a volte fonte di frustrazione. Talvolta si rende anche necessario lavorare su di sé per imparare a capire se stessi e gli altri, e questo per alcuni può sembrare scoraggiante. Anche perché prendersi cura degli amici veri e della famiglia è un lavoro che dura tutta la vita.
Insomma, per molti tutto questo può apparire molto faticoso, e ha sicuramente (almeno sulla carta) meno fascino del guadagnare di più o dello sfoggiare una macchina nuova.

È qui che probabilmente risiede il vantaggio del dare spazio ad esteriorità e beni materiali: le cose concrete regalano l’illusione di poter essere felici in poco tempo (come quello che richiede un acquisto) e con molta meno fatica. Le possiamo anche controllare con una certa facilità. Lo stesso non può essere certamente detto delle relazioni umane.

Che fare quindi? Forse dedicare tempo al nostro benessere e alle relazioni importanti della nostra vita può essere una strada, oltre a investire le nostre energie in esperienze piuttosto che nel possesso di beni materiali. A differenza di questi ultimi, infatti, le esperienze non si consumano subito, ma possono durare nel tempo, e una volta concluse ritrovano una nuova vita quando le ricordiamo o le raccontiamo agli altri.

Non bisogna infine rassegnarsi all’infelicità, come se questa risiedesse nei soldi che (non) abbiamo in banca e non dipendesse in alcun modo da noi. Le nostre intenzioni, azioni e pensieri sulla vita possono fare la differenza se li investiamo nell’arricchire la nostra esistenza di rapporti interpersonali soddisfacenti e ricchi di affetto. E questa è una buona notizia, perché vuol dire che la felicità è tutta nelle nostre mani.

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